Autore: Armando Troisi

  • Ricevere ordini online senza commissioni: come funziona per la tua attività

    Ricevere ordini online senza commissioni: come funziona per la tua attività

    Ogni ordine che passa da un grande aggregatore porta con sé una commissione che può arrivare a un terzo dell’incasso. Per molte attività di food — pizzerie, paninoteche, cornetterie, bar, gastronomie e dark kitchen — questo significa lavorare tanto e guadagnare poco. La buona notizia è che esiste un modo per ricevere ordini online tenendo per te il 100% dell’incasso.

    In questo articolo vediamo come funziona un canale di ordini diretto senza commissioni e perché può fare la differenza per la tua attività.

    Cosa significa “ordini senza commissioni”

    Sulle grandi piattaforme, ogni volta che un cliente ordina, una percentuale del totale resta all’aggregatore. Un canale diretto ribalta questo schema: i clienti ordinano dal tuo sito, con il tuo menu, e l’incasso arriva interamente a te. Non c’è nessun intermediario che trattiene una fetta su ogni scontrino.

    Se vuoi capire quanto pesano davvero quelle percentuali sui tuoi margini, ne abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo Commissioni del delivery: quanto pesano davvero sui margini.

    Come funziona nella pratica

    Il meccanismo è più semplice di quanto sembri. Bastano pochi passaggi per avere un canale di vendita tutto tuo:

    1. Carichi il tuo menu con foto, prezzi e descrizioni dei prodotti.
    2. Ottieni il tuo sito dedicato con il nome della tua attività e il tuo dominio.
    3. Condividi il link con i clienti: sui social, su WhatsApp, sui volantini, sul bancone con un QR code.
    4. Ricevi gli ordini direttamente, gestendoli da un unico pannello semplice.

    Funziona per qualsiasi attività di food

    Non importa se gestisci una pizzeria, una paninoteca, una cornetteria aperta di notte, un bar con la pausa pranzo o una gastronomia da asporto: se i tuoi clienti possono ordinare a distanza, un canale diretto ti permette di farlo senza regalare margine a nessuno. Anche le dark kitchen, che vivono interamente di consegne, trovano in questo modello un alleato per proteggere i propri guadagni.

    I vantaggi concreti

    • Zero commissioni. Tieni il 100% dell’incasso di ogni ordine.
    • I clienti sono tuoi. Hai i loro contatti e puoi richiamarli con promozioni e novità.
    • Decidi tu. Menu, prezzi e offerte li gestisci come vuoi, senza vincoli esterni.
    • Il tuo brand. Un sito con il tuo nome ti rende riconoscibile, non uno tra mille.

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  • Commissioni del delivery: quanto pesano davvero sui margini di un ristorante

    Commissioni del delivery: quanto pesano davvero sui margini di un ristorante

    Aprire il delivery sembra sempre un buon affare: più ordini, più clienti, più incasso. Poi però arriva la fine del mese, guardi i numeri e qualcosa non torna. Il fatturato c’è, ma il guadagno che resta in cassa è molto più basso di quanto ti aspettassi. Spesso la spiegazione è una sola: le commissioni.

    In questo articolo vediamo, numeri alla mano, quanto pesano davvero le commissioni delle grandi piattaforme di delivery sui margini di un ristorante, e quali strade hai per recuperare quella marginalità senza rinunciare agli ordini online.

    Quanto incide una commissione sul singolo ordine

    Le grandi piattaforme di food delivery trattengono mediamente una percentuale che oscilla tra il 25% e il 35% del valore di ogni ordine. Significa che, su un ordine da 25€, possono restare in piattaforma fino a 7-8€ prima ancora che tu abbia coperto le materie prime, il personale e le utenze.

    Il problema è che la ristorazione lavora già su margini stretti. Quando una fetta così consistente del prezzo se ne va in commissione, quello che resta per coprire tutto il resto si assottiglia in fretta.

    Facciamo i conti su un mese reale

    Immaginiamo un locale che fa 80 ordini a settimana sulle piattaforme, con uno scontrino medio di 25€. Sono 2.000€ di fatturato settimanale generato dal delivery.

    Con una commissione media del 30%, ogni settimana lasci circa 600€ alla piattaforma. In un mese fanno circa 2.400€. In un anno, oltre 28.000€ che escono dalla tua cassa solo in commissioni.

    In sintesi: un solo locale di medie dimensioni può arrivare a versare decine di migliaia di euro l’anno in commissioni. È come avere un socio che si prende un terzo dell’incasso senza lavorare in cucina.

    Le commissioni non sono l’unico costo

    Oltre alla percentuale trattenuta, ci sono altri costi meno visibili che incidono sul margine reale di ogni ordine:

    • I clienti non sono tuoi. I contatti restano alla piattaforma, quindi non puoi richiamarli con promozioni o comunicazioni dirette.
    • Poco controllo sul prezzo. Promozioni e dinamiche di pricing seguono spesso le logiche della piattaforma, non le tue.
    • Visibilità condivisa. Sei uno tra migliaia di locali simili, e per emergere spesso devi pagare di più.

    La formula del margine reale

    Per capire quanto guadagni davvero su ogni ordine, il calcolo è semplice:

    Margine netto = Prezzo ordine − Materie prime − Commissione − Gestione

    Più alta è la commissione, più il margine netto si riduce. Ed è proprio su questa voce che hai il margine di manovra più grande.

    Come recuperare la marginalità

    La soluzione non è necessariamente abbandonare le piattaforme, ma affiancare loro un canale di ordini diretto: un sistema di ordinazione online tuo, con il tuo menu e il tuo dominio, dove i clienti ordinano senza che nessuno trattenga una percentuale sull’incasso.

    In questo modo gli ordini che già arrivano dai tuoi clienti abituali passano sul tuo canale, l’incasso resta tuo al 100% e i contatti dei clienti diventano un tuo patrimonio da coltivare nel tempo.

    Vuoi sapere come si attiva nella pratica un canale di vendita tutto tuo? Lo spieghiamo passo passo in questo articolo dedicato.

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    Per un quadro completo, leggi la nostra guida completa per aprire il delivery diretto della tua attività e scopri come calcolare il guadagno reale per ogni ordine.

  • Gestire ordini da Glovo, Just Eat e Uber Eats insieme: il caos che costa soldi


    Tre tablet sul bancone, il telefono che squilla e una pizzeria che rischia di implodere

    È venerdì sera. Sono le 20:15.

    Il forno è a pieno regime, il tuo staff corre avanti e indietro, e tu hai gli occhi su tre schermi diversi: uno per Glovo, uno per Just Eat, uno per Uber Eats. Il telefono suona — è un cliente che vuole ordinare direttamente. Nel frattempo qualcuno in sala aspetta il conto.

    Un ordine arriva su Glovo mentre stai confermando quello su Just Eat. Lo vedi tardi. Lo confermi comunque. Ma i tempi sono già saltati.

    Il rider arriva in anticipo. La pizza non è pronta. Il cliente lascia una stella.

    Ti suona familiare?

    Se gestisci un ristorante, una pizzeria o una dark kitchen con il delivery attivo su più piattaforme, questa scena la conosci benissimo. E sai anche quanto costa — in termini di stress, errori, recensioni negative e soldi veri lasciati sul tavolo.

    In questo articolo ti spieghiamo cosa succede davvero quando gestisci gli ordini in modo frammentato, quanto ti costa concretamente e cosa puoi fare per uscire dal caos una volta per tutte.


    Il problema che nessuno calcola davvero

    Quando un ristoratore decide di aprire il delivery su più aggregatori, il ragionamento è semplice: più piattaforme = più ordini = più guadagni.

    In teoria, è corretto.

    In pratica, senza gli strumenti giusti, più piattaforme significa soprattutto più complessità, più errori e più costi nascosti che erodono i margini giorno dopo giorno.

    Ecco i numeri che dovresti conoscere:

    • Secondo alcune stime del settore, un ristorante su tre che lavora su più aggregatori gestisce ancora gli ordini manualmente, passando da un tablet all’altro
    • Gli errori di gestione ordini (conferme in ritardo, piatti sbagliati, tempi errati) possono abbassare il rating sulla piattaforma anche di 0,3-0,5 stelle
    • Una differenza di 0,5 stelle sul rating può ridurre la visibilità sull’aggregatore fino al 20-30%, con meno ordini in entrata
    • Il tempo medio sprecato nella gestione manuale multi-piattaforma è stimato in 45-90 minuti al giorno per locale

    Tradotto: stai pagando qualcuno per fare un lavoro che potrebbe essere automatizzato, e nel frattempo stai perdendo ordini per via di un rating che scende per errori evitabili.


    I 4 problemi concreti della gestione multi-aggregatore senza un sistema

    1. Il tablet overload

    Ogni aggregatore ha la sua app, il suo tablet, il suo sistema di notifiche. Glovo suona in un modo, Just Eat in un altro, Uber Eats in un altro ancora. In un momento di picco, il personale deve tenere d’occhio tre o quattro schermi contemporaneamente, spesso mentre fa altro.

    Il risultato? Ordini visti in ritardo, conferme mancate, tempi di consegna comunicati male.

    E quando un ordine non viene confermato entro un certo tempo, la piattaforma lo cancella automaticamente. Addio ordine, addio guadagno, addio cliente.

    2. Gli errori sul menu

    Hai finito le alette di pollo ma su Glovo sono ancora disponibili. Qualcuno ordina. Tu devi rifiutare o modificare l’ordine all’ultimo momento. Il cliente è deluso. La piattaforma registra la cancellazione.

    Gestire la disponibilità del menu in tempo reale su tre o quattro piattaforme diverse, manualmente, è praticamente impossibile durante un servizio intenso.

    3. I prezzi che non tornano

    Ogni aggregatore ha le sue commissioni, le sue promozioni, le sue logiche di pricing. Se vuoi fare una promozione su Just Eat, devi ricordarti di aggiornarla anche su Glovo e Uber Eats — o rischi di avere prezzi diversi sulle piattaforme, clienti confusi e margini ancora più compressi.

    4. I dati sparsi ovunque

    Quanti ordini hai fatto ieri? Qual è il tuo piatto più venduto su Uber Eats rispetto a Glovo? In quale fascia oraria concentri più ordini?

    Se gestisci tutto manualmente, queste informazioni sono sparse su tre o quattro dashboard diverse, in formati incompatibili, praticamente impossibili da aggregare e analizzare. Stai gestendo un business senza dati. E senza dati, non puoi migliorare.


    Quanto ti costa davvero il caos

    Facciamo un po’ di conti semplici.

    Supponiamo che il tuo ristorante faccia 80 ordini a settimana sulle piattaforme di delivery.

    Se perdi anche solo il 5% degli ordini per conferme in ritardo o errori di gestione, stai perdendo 4 ordini a settimana.

    Con uno scontrino medio di 25€, sono 100€ a settimana di mancato guadagno.

    In un anno:

    100×52=5.200100×52=5.200€di ordini persi.

    E questo senza contare:

    • Il costo del rating più basso sulla piattaforma (meno visibilità = meno ordini in entrata)
    • Il tempo del personale sprecato nella gestione manuale
    • Le recensioni negative difficili da recuperare
    • Lo stress che si accumula sul team e che incide sulla qualità del servizio

    Ora aggiungi il costo delle commissioni degli aggregatori — che mediamente si attestano tra il 25% e il 35% del valore dell’ordine — e capisci perché i margini nel delivery si assottigliano così facilmente.

    La formula del margine reale per ordine delivery è più o meno questa:

    Margine netto=Prezzo ordineCosto materie primeCommissione aggregatoreCosto gestioneCosto erroriMargine netto=Prezzo ordine−Costo materie prime−Commissione aggregatore−Costo gestione−Costo errori

    Se non stai controllando l’ultimo elemento — il costo degli errori — stai lasciando soldi sul tavolo ogni singolo giorno.


    La soluzione che stanno adottando i ristoratori più smart

    I ristoratori che hanno risolto questo problema non hanno assunto più personale. Non hanno comprato altri tablet. Non hanno smesso di usare gli aggregatori.

    Hanno centralizzato tutto.

    L’idea è semplice: invece di avere tre o quattro sistemi separati che non comunicano tra loro, usi un’unica piattaforma che raccoglie tutti gli ordini da tutti gli aggregatori — Glovo, Just Eat, Uber Eats, e anche gli ordini diretti — e li mostra in un unico schermo, con un’unica interfaccia, un unico sistema di notifiche.

    I vantaggi concreti sono:

    ✅ Zero ordini persi per conferme in ritardo — tutto arriva in un posto solo

    ✅ Menu aggiornato in tempo reale su tutte le piattaforme contemporaneamente — se finisce un piatto, lo togli da ovunque con un clic

    ✅ Tempi di gestione ridotti — il personale non deve più saltare da un tablet all’altro

    ✅ Dati aggregati — finalmente puoi vedere le performance di tutte le piattaforme in un unico report

    ✅ Rating che migliora — meno errori significano più stelle, più visibilità, più ordini


    Un esempio reale

    Marco gestisce una pizzeria a Milano con delivery attivo su tre piattaforme. Prima di centralizzare la gestione degli ordini, il suo team lavorava con tre tablet e un foglio Excel per tenere traccia di tutto.

    “Perdevamo almeno 5-6 ordini a settimana, soprattutto il venerdì e il sabato sera. Il problema non era la qualità del cibo — era il caos. Un ordine arrivava su Just Eat mentre stavo guardando Glovo e me lo perdevo. Oppure confermavo tempi che non riuscivamo a rispettare e il rating scendeva.”

    Dopo aver adottato un sistema centralizzato:

    • Gli ordini persi sono scesi a quasi zero
    • Il rating medio sulle piattaforme è salito di 0,4 stelle
    • Il tempo di gestione si è ridotto di circa un’ora al giorno
    • I suoi ordini settimanali sono aumentati del 18% grazie alla maggiore visibilità generata dal rating più alto

    Non ha cambiato il menu. Non ha abbassato i prezzi. Ha solo smesso di perdere ordini che già arrivavano.


    Cosa fare adesso

    Se ti sei riconosciuto in qualcuno dei problemi descritti in questo articolo, la buona notizia è che la soluzione esiste ed è più semplice da implementare di quanto pensi.

    Non devi cambiare aggregatore. Non devi formare di nuovo il personale da zero. Non devi stravolgere le operazioni del tuo locale.

    Devi solo smettere di gestire tutto manualmente e passare a un sistema che fa il lavoro pesante al posto tuo.

    DeliveryPro è la piattaforma che permette ai ristoratori italiani di centralizzare tutti gli ordini da Glovo, Just Eat, Uber Eats e dagli altri canali in un unico pannello, aggiornare il menu su tutte le piattaforme con un clic e avere finalmente i dati di tutto il delivery in un unico posto.


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